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Nel variegato panorama della lirica aragonese del secondo Quattrocento, l’opera di Giovanni Antonio de Petruciis (1455 ca.-1486) si caratterizza per una fisionomia del tutto particolare, che appare strettamente legata alla vicenda biografica dell’autore: figlio del segretario personale del re di Napoli Ferdinando I d’Aragona, de Petruciis fu condannato a morte per il coinvolgimento nella cosiddetta “congiura dei baroni” e compose tutto il canzoniere durante i quattro mesi di prigionia nella Torre di San Vincenzo, nei pressi di Castel Nuovo, dedicando l’opera al proprio carceriere. L’eccezionalità della sua condizione di prigioniero ha influito in modo determinante sulle tematiche dei Sonetti: sebbene non manchi l’argomento amoroso, il canzoniere è dominato dalle riflessioni sul fato e sulla morale, dalle considerazioni sulla storia e dai ricordi della vita da uomo libero. Quella che si presenta qui è l’edizione dell’unico manoscritto relatore dei Sonetti, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli (segnatura XIII D 70) e precedentemente pubblicato, nel secondo Ottocento e poi nel primo Novecento, in una veste linguistica non fedele all’originale. Segue all’edizione, corredata di sobrio commento, una approfondita analisi della lingua dei componimenti, condotta alla luce dei numerosi studi recenti sul napoletano del Quattrocento.