Dennis H. Hughes

I sacrifici umani nell'antica Grecia

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Sacrificio umano: un misto di orrore e di sottile, perverso fascino sembra promanare da queste parole, evocando immagini cruente veicolate da secolari sedimentazioni letterarie e iconografiche. Oscure divinità esigono un tributo di sangue vergine e innocente, per essere placate o per dispensare favori, in un groviglio freudiano di pulsioni erotiche e distruttive, di eros e tànatos, amore e morte: fanciulle, ragazzi, persino bambini sono le vittime designate di un macabro rituale.
Molte civiltà del passato hanno conosciuto questa triste consuetudine; ma cosa si può dire di tale pratica riguardo l’antica Grecia? La presenza del sacrificio umano nel mito e nella letteratura dei Greci è assai consistente, e ha indotto a pensare che ciò riflettesse un’usanza realmente diffusa. L’autore affronta il delicato argomento senza pregiudizi, analizzando e facendo interagire tutte le fonti a disposizione: la documentazione archeologica, innanzitutto; poi, le testimonianze storiche; i loci letterari; il mito.
La conclusione – solidamente argomentata – è che occorre distinguere tra l’idea del sacrificio umano e la pratica di esso: se l’una è stata sicuramente vitale e ha alimentato una teoria sterminata di autori e di opere, l’altra è invece tutt’altro che inoppugnabilmente documentata. La fertile fantasia greca, insomma, non sembra essersi macchiata di innocente sangue sacrificale.