25,00

Cola di Rienzo (1313-1354) è senza dubbio il cittadino romano più famoso del Medioevo; anzi, si può dire che, fatta eccezione per alcune grandi figure di santi, artisti e papi, egli sia anche uno degli italiani più noti del tardo Medioevo. Al tempo stesso, però, la sua fisionomia risulta per molti aspetti non definita, e tuttora poco chiaro il ruolo da lui svolto sulla “scena politica” italiana ed europea del medio Trecento.
Ancora oggi, molti hanno di Cola una visione convenzionale, corrispondente a quella forgiata nel corso dll’Ottocento, e lo giudicano un romantico capopopolo precursore dell’Unità d’Italia. Gli studi più recenti ne offrono invece un’immagine ben diversa, che si vale anche di una migliore e più approfondita conoscenza della realtà storico-sociale della Roma trecentesca. Egi fu in realtà uomo di notevole cultura e rètore di rara efficacia: anzi, come chiarisce Girolamo Arnaldi nella sua Presentazione, un “comunicatore”, che utilizzava la parola come strumento di seduzione e di convinzione. Fu in rapporto diretto con il papa e con l’imperatore; seppe sollevarsi da uno status che oggi si direbbe “piccolo borghese” al rango di capo del popolo romano, assumendo il titolo di tribuno; sognò di riportare l’Urbe agli antichi fasti, non più ancella ma donna del mondo a lui contemporaneo. Di quest’uomo ambizioso, contraddittorio, tuttora per molti versi misterioso e sfuggente, l’Autore ricostruisce l’intera parabola, dal primo affacciarsi nel complesso mondo politico dell’epoca, fino al tragico epilogo, consumato a Roma l’8 ottobre 1354, nel corso di una violenta sommossa popolare; mentre nel capitolo finale ne tratteggia il mito lungo i secoli.
Dopo oltre settant’anni dall’ultimo profilo scientifico della vita di Cola, questa nuova biografia illumina di nuova luce un personaggio che si guadagnò la riguardosa attenzione dei potenti (persino Ludovico il Bavaro lo pregò di appoggiarlo nel suo tentativo di riconciliazione con la Chiesa), piegò i baroni romani, intrecciò relazioni diplomatiche con comuni, signorie, reami, coltivando da cultore della memoria dantesca qual era, l’idea di un rinnovato Impero romano e cristiano il cui effettivo depositario fosse il popolo d’Italia.