Catherine Durand-cheynet

Alessandro Nevski o il Sole della Russia

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Educato nel culto della fede ortodossa e dell’onore militare, ancor giovane Alessandro Iaroslavič, uno dei primi eroi della storia russa, si fece conoscere dai contemporanei riuscendo per ben due volte ad allontanare dal suolo della patria il pericolo del nemico invasore: sconfiggendo i forti Svedesi nella battaglia della Neva (1240), che gli valse il soprannome di Nevski, e poi i non meno temibili Cavalieri Teutonici nella battaglia dei Ghiacci (1242). Scontri epici, oltre che capolavori di arte militare, che mostrano in lui il più intelligente e tenace dei principi della sua generazione, «il salvatore della Russia», «il difensore della Giustizia». Dopo quelle prove, la sua eccezionale avventura di dominatore si sarebbe svolta negli spazi immensi delle pianure dell’Oriente russo e delle steppe asiatiche: quelle terre che i racconti dei viaggiatori e dei mercanti descrivevano come misteriose e selvagge, e che nel XIII secolo furono teatro dell’ascesa inarrestabile dell’impero mongolo dell’Orda d’Oro.
Di fronte alla terrificante potenza delle armate mongole conveniva piegarsi o soccombere. Gli sconfinati domini del Khan Batu, discendente del leggendario Gensis Khan, erano stati edificati sullo sterminio e sulla distruzione più immani che si fossero mai visti: come salvare la Russia senza l’onore e senza compromettere l’integrità della fede? Nevski il guerriero dovette apprendere la difficile arte della politica e della mediazione; nel tormento della sua coscienza il «brillante condottiero» cedeva il passo all’«apostolo della pace a qualunque costo». Nel volgere di pochi anni la sua azione prudente e lungimirante si confermò l’unica scelta possibile per proteggere la civiltà russa dall’annientamento totale, guadagnandogli, insieme con il nome simbolico di Sole della Russia, un’ammirazione e un rispetto senza pari. E difatti questo grande sovrano sarebbe divenuto, nella celebrazione dei posteri, il nume tutelare della tradizione nazionale, il santo ispiratore di decine di cronache religiose e di miti popolari. Il suo nome sarebbe stato invocato durante le vicende settecentesche di Pietro il Grande come negli orrori del secondo conflitto mondiale: ogni volta che la minaccia dello straniero avesse fatto vacillare le sorti della patria, i «raggi salvifici» del Sole della Russia avrebbero rinvigorito l’anima del suo popolo con «la forza stessa della vita, dello spirito e della speranza».