Francesco Petrarca

Lettera ai posteri

5,00

La famosa, ma poco conosciuta, Lettera ai posteri venne redatta nel suo nucleo fondamentale negli anni tra il 1351 e il 1355, rivista e ampliata nel 1370-71. Ad essa il Petrarca affida il ritratto – idealizzato – di se stesso, nella speranza, tutta oraziana, d’aver creato un «monumento più duraturo del bronzo», in grado di attraversare l’oceano buio del tempo e di raggiungere il futuro più lontano, rendendo imperituro presso i posteri il ricordo della propria vita e delle proprie opere.
Dichiaratamente autocelebrativa, seppur tesa sempre ad una giusta misura di decoro formale e stilistico, la lettera rimase incompiuta, e trova il suo ideale completamento nella più tarda «senile» all’arcivescovo di Genova Giudo Sette, De mutatione temporum, precedente di due o tre anni la morte (qui proposta in appendice e offerta, come l’altra, in traduzione italiana con testo latino a fronte). Ora la prospettiva si rovescia e il Petrarca non guarda più al futuro, ma al passato. Appressandosi ormai al termine della vita, egli rivolge malinconicamente lo sguardo al cammino già compiuto e ripercorre tutta la propria esistenza, nel tentativo stavolta di salvare dal degrado operato dal tempo i ricordi personali più cari e preziosi, inseriti ora in una dimensione non più pubblica e civile, come nell’altra lettera, ma intima e raccolta.