Fabio Troncarelli

La spada e la croce. Guillen Lombardo e l'Inquisizione in Messico

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Guillén Lombardo è certamente un nome poco noto in Italia, eppure degnissimo di miglior fortuna. Egli è infatti il protagonista di una vicenda ricca di colpi di scena e di pathos, ambientata nel Messico coloniale di pieno Seicento e solo ora ricostruita nei particolari, grazie a minute ricerche d’archivio.
William Lamport – questo il vero nome di Lombardo – nacque in Irlanda nel 1615, da nobile famiglia; dopo aver frequentato l’Università, si recò in Spagna, da dove, nel 1640, decise d’imbarcarsi per il Nuovo Mondo. Qui fu subito affascinato dalla cultura indigena, dai suoi misteri e dai suoi tesori, mentre lo nauseavano le quotidiane prepotenze degli invasori spagnoli contro indios e neri. Partorì allora un progetto grande quanto utopistico: organizzare una sollevazione delle masse schiavizzate, costituire il Messico in regno autonomo e farsene re, per poi consegnare il potere al candidato direttamente eletto dal popolo. Un sogno ardito di giustizia e libertà, che si scontrò ben presto con le catene dell’Inquisizione: accusato di praticare la magia e l’astrologia, Lombardo finì in carcere nel 1642, e vi restò per 17 anni, tra torture e privazioni d’ogni genere. Infine, contro lo stesso volere di Madrid, nel 1659 venne arso sul rogo, novello Giordano Bruno, come «eretico pertinace».
Di lui, dei suoi ideali, della sua lotta coraggiosa restano oggi numerose composizioni poetiche e in prosa scritte sia in latino che in spagnolo, dove canta la sua triste condizione e inveisce contro l’Inquisizione. Ma resta anche l’incredibile eredità di una maschera. La sua leggenda, poi di fatti, è stata prima materia di romanzi fortunati, poi di film che hanno reso famosa una tenebrosa e affascinante figura: Zorro, l’intrepido eroe dalla doppia vita che difende gli oppressi e si fa beffa dell’autorità ottusa e arrogante.