Pier Paolo Pasolini

La meglio gioventù

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La figura di Pasolini si staglia nel panorama contemporaneo per la molteplicità dei suoi interessi letterari e culturali, per la sua dinamica poliedricità, che lo portava ad accostarsi a generi diversi: narratore, poeta, uomo di teatro e di cinema, in lingua e in vernacoli diversi.
Tra le sue opere giovanili spicca La meglio gioventù (1954), raccolta di poesie in friulano, ricca di motivi d’interesse linguistico e ideologico-culturale. Il primo nucleo della raccolta, infatti, Poesie a Casarsa, venne pubblicato nel 1942 già con la coscienza di aver realizzato un’operazione altamente letteraria, linguistica e filologica insieme. Pasolini era alla ricerca di uno strumento espressivo puro, di una lingua per la poesia “ingenua”, usata fino ad allora esclusivamente per la comunicazione orale. Al contempo, però, questa scelta si carica di altre valenze: essa esprime infatti una vera passione per le culture minoritarie, minacciate di estinzione dal progresso e dalla cultura ufficiale, ed è insieme il segnale di una scelta antiborghese, connessa alla ricerca di un’identità personale e sociale più ingenua e accettabile. Se tuttavia ricca di significati e implicazioni è la scelta dialettale operata da Pasolini, non v’è dubbio che alla mole davvero considerevole di interventi sulla figura del poeta e sulle motivazioni della sua opzione linguistica non corrisponde sempre una diffusa e adeguata conoscenza dei testi.

L’edizione curata da Antonia Arveda, e presentata da Furio Brugnolo, vuole offrire per l’appunto un contributo alla conoscenza diretta della poesia friulana di Pasolini, e si segnala per la sistematicità del commento, di solito riservata più ai classici che ai contemporanei. Ogni poesia presenta un “cappello” introduttivo di carattere critico-interpretativo, una nota metrica, la traduzione (d’autore), e il commento esplicativo dei singoli passi, basato su una puntuale griglia intertestuale; segue l’apparato delle varianti, sia del testo friulano sia dell’autotraduzione. Chiudono il lavoro i consueti indici dei nomi, dei capoversi e delle note linguistiche.