Pasquale Stoppelli

Dante e la paternità del Fiore

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Nella storia di tutte le letterature del mondo, di età antica o moderna, non esiste altra opera anonima a cui, a pari del Fiore, la critica filologica abbia attribuito tanti possibili autori. Questo testo in 232 sonetti che traspone in volgare toscano il Roman de la Rose, è stato riconosciuto di volta in volta a Brunetto Latini, Rustico Filippi, Cecco Angiolieri, Folgóre da San Gimignano, Antonio Pucci e altri. Ma è soprattutto Dante che ha calamitato l’attenzione dei filologi come più probabile autore del Fiore, anche perché la tesi della paternità dantesca è stata sostenuta con convinzione dal maggior filologo italiano della seconda metà del Novecento, Gianfranco Contini. La mira principale di questo lavoro, condotto con i più raffinati strumenti della ricerca filologica, è di dissociare definitivamente Dante dal testo del Fiore. La proposta di un altro rimatore con titoli più solidi ad accollarsene la paternità, le osservazioni critiche sulla lezione del testo vulgato e l’invito a riconsiderare l’effettiva paternità di alcune rime oggi unanimemente riconosciute all’autore della Commedia sono risultati accessori di rilievo, ma tutto sommato secondari rispetto alla finalità di liberare uno dei più grandi poeti della storia dell’umanità del peso di un’opera che attribuita a un autore di secondo piano può risultare anche interessante, ma guardata dall’altezza di Dante risulta irrimediabilmente inadeguata.

Pasquale Stoppelli

Pasquale Stoppelli insegna Filologia della letteratura italiana presso l’Università “Sapienza” di Roma. Per la Salerno Editrice ha pubblicato Machiavelli e la novella di Belfagor. Saggio di filologia attributiva (2007) e Dante e la paternità del Fiore, 2011.