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Su Boccaccio ha sempre gravato una sorta di velata prevenzione critica: se Dante è il “padre” della lingua e della letteratura italiana, se Petrarca è il campione della poesia lirica, Boccaccio, in fondo, resta l’abile narratore di storie sboccate e licenziose. Parziale e tendenzioso, questo diffuso giudizio di sommessa svalutazione rispetto alle altre “corone” due-trecentesche continua a sopravvivere, nonostante che una vera “rivoluzione” abbia ormai cambiato pressoché totalmente lo scenario degli studi sul Boccaccio e la sua attuale percezione.
Non più e non solo l’autore del Decameron, e di certo Decameron più trasgressivo e “commerciale”. Ma neppure più soltanto il geniale codificatore di un genere di scrittura, la novella, destinata a grande successo nella letteratura europea dei secoli successivi. Sì piuttosto l’appassionato sperimentatore e innovatore della scrittura letteraria e il versatile intellettuale pronto a indossare, di volta in volta, le vesti di editore di testi, filologo, geografo, agiografo, polemista, dotto mitografo, teorico della letteratura, “grafico”, pensatore, se non, addirittura, filosofo.
Un quadro, dunque, ricco di elementi nuovi e talora di contraddizioni, che Lucia Battaglia Ricci riorganizza in un profilo disegnato secondo le più recenti acquisizioni della critica, così da offrire, in apertura di millennio, la migliore base di partenza per ulteriori, stimolanti ricerche sull’opera e sulla personalità del Certaldese.