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Lo spazio letterario del Medioevo. 1. Il Medioevo latino. Vol. I, tomo 2. La produzione del testo.
 
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Curatore: a cura di Girolamo Arnaldi, Ferruccio Bertini, Giuseppe Cremascoli, Francesco Del Punta, I Deug Su, Maria Teresa Fumagalli Beonio-Brocchieri, Gian Carlo Garfagnini, Claudio Leonardi, Guy Lobrichon, Concetta Luna, Alfonso Maierù, Jill Mann, Enrico Menestò,


Grandi Opere - , pp. 670 + 48 di tav. f.t.

Soggetto
Storia e cultura medievale. Ricerca storica
ISBN. 978-88-8402-133-5

€ 125,00
 

L'opera. L’autore mediolatino pensò la propria produzione letteraria tenendo costantemente presenti uno scopo e dei modelli: la crescita spirituale e gli autori classici. Le auctoritates della latinità classica, se da un lato venivano meticolosamente vagliate, mascherate o addirittura respinte, dall’altro si imponevano come paradigma tecnico-formale e stilistico-letterario per le nuove composizioni. È così che gli antichi generi letterari tendono, in buona sostanza, ad essere riproposti anche nella mediolatinità: dagli aenigmata ai conflictus, dalle fabulae ai proverbia, senza dire, ovviamente, della lirica, dell’epica, della storiografia e così via. Tuttavia, gli autori mediolatini modificano notevolmente i generi di partenza, che finiscono in tal modo per diventare altro: la biografia svetoniana si trasforma in agiografia, e perfino i tradizionali protagonisti delle favole esopiche sono addirittura sostituiti da santi famosi. Gli schemi primitivi e le caratteristiche originarie dei vari generi letterari sono alterati al punto che spesso un’opera mediolatina può essere difficilmente classificata. Del resto, la pressoché assoluta mancanza di libertà ideologica necessitava, perché l’impegno letterario risultasse efficace, di una altrettanto assoluta libertà formale: tanto che forse neppure le più alte categorie di epica, lirica, grammatica, possono essere assunte a mettere ordine nell’immensa produzione letteraria della mediolatinità.

 

   

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